Il cassonetto con cielino a scorrere

DiGuido Alberti

Il cassonetto con cielino a scorrere

Il cassonetto con cielino, al pari del controtelaio metallico, se trascurato è un ponte termo-acustico non indifferente. “Spiffera” e, inevitabilmente, dove passa aria passa anche rumore.

Negli interventi di sostituzione dei serramenti esiste la possibilità di coibentarlo, rivestendolo all’esterno, o lasciarlo in vista, coibentandolo dall’interno. Tra le due soluzioni è sicuramente preferibile la prima.

E sul nuovo? Nel foro finestra efficiente, come dovrà essere il cassonetto?

Dipende, come sempre, dalla tipologia di oscurante, così come dalle dimensioni, nonché dal posizionamento. Anche il cassonetto, come il serramento va posato in un determinato modo, onde evitare spiacevoli ponti termici. La logica del corretto posizionamento è sempre valida.

Di sicuro però, il cassonetto non dovrà essere ispezionabile all’interno con il classico cielino a scorrere; ritengo, infatti, che questa soluzione ormai obsoleta sia da eliminare. Il cassonetto prefabbricato con cielino a scorrere sarà anche la soluzione più economica oggi sul mercato, ma purtroppo economicità e qualità sono direttamente proporzionali.

Cassonetto con cielino

Perché quindi, il cassonetto con cielino a scorrere è da evitare?

Semplicemente perché, per quanto sia coibentato, peggiora la prestazione del serramento. Un cassonetto siffatto è costituito da una parte a U rovescia, il cassonetto vero e proprio, e da un elemento inferiore chiamato cielino. Il cielino consente l’ispezione del cassonetto.

Il cielino ha due criticità:

Scarso potere coibente: quanto può isolare un elemento da qualche centimetro, generalmente 10/15 mm, in truciolato piuttosto che in Mdf?
Scarsa tenuta all’aria: un elemento che scorre all’interno di due guide laterali, per quanto dotato di spazzolino, che tenuta può garantire?

Isoterme cassonetto con cielino

Il corpo cassonetto di per se, essendo realizzato in materiale isolante ad alta densità ha valori di isolamento tutto sommato accettabili. Il problema resta in prossimità del cielino. Nell’immagine in alto la temperatura esterna di calcolo è di -10 ° C, motivo per cui la temperatura superficiale in prossimità del cielino è così bassa. Se in qualche modo siete obbligati per questa scelta costruttiva, quanto meno optate per un cielino diverso, magari a tampone, ancora meglio se isolato, o perché no, a tappo, con ispezione frontale. E’ ovvio che, la soluzione ottimale, come vedremo in seguito, sarà quella con ispezione esterna.

Sono del parare che, come per i serramenti, vadano sempre richiesti i certificati di prova termica, ma soprattutto acustica. Verificare sempre che sul certificato sia riportato il modello per cui quel certificato è stato redatto, e che questo coincida con il modello scelto.

Quanto dev’essere spesso il cielino per essere considerato isolante? È le pareti del cassonetto?

Una direttiva tecnica CasaClima, risalente al 2009, riportava quanto segue:

Cassonetto direttiva tecnica 2009 CasaClima

 Lo spessore minimo dello strato isolante (λ ≤ 0,040) deve essere di 6 cm sul lato interno e superiore, vedi figura 22, e di 3 cm lateralmente, vedi figura 23.

Non dico che la direttiva tecnica CasaClima sia il vangelo, ma sicuramente un documento da cui prendere spunto in fase di progettazione.

Concludendo, quindi, non esiste una regola precisa, ma molto dipende dall’isolamento termo-acustico che si vuol raggiungere! Sicuramente però, esiste un minimo “sindacale” al di sotto del quale non andare. È chiaro che se ambiamo a certificazioni volontarie, come ad esempio la certificazione CasaClima, determinate soluzioni non possono essere prese nemmeno in considerazione.

Esiste, infine, una regola per non sbagliare?

È ovvio che una soluzione con ispezione esterna migliori molto la prestazione termo-acustica, e sicuramente optando magari per un sistema monoblocco, controtelaio con cassonetto integrato, la probabilità di sbagliare è minima, ma come sempre accade, la corretta progettazione del sistema finestra è l’unica via per eliminare o ridurre al minimo eventuali ponti termici, ma anche e soprattutto acustici.

Un’esempio di cassonetto coibentato con ispezione esterna potrebbe essere questo nell’immagine in basso. Ovviamente ne esistono tanti altri sul mercato!

Cassonetto coibentato

Info sull'autore

Guido Alberti administrator

Serramentista 2.0: Esperto CasaClima, Consulente e Artigiano Certificato Passiv Haus, Tecnico Esperto Finestra CasaClima, figura accreditata dall’Agenzia CasaClima in grado di fornire consulenza a produttori di serramenti, progettisti e committenti.

    2 Commenti finora

    PaoloPubblicato il7:23 pm - Gen 19, 2017

    Carissimo Sig. Guido, innanzitutto complimenti per come esprimere i concetti riguardanti le varie discussioni e problematiche.
    Non so come ma casualmente mi son trovato in questo Suo “spazio” e devo dire, leggendo nel forum, che ho compreso nozioni di certo interessanti e che fan capire quanto ne sappia.
    Certo la cosa che più mi piace ed entusiasma è la Sua spontaneità espressa fin nelle primissime righe del tipo “patti chiari ed amicizia lunga…”
    Detto questo, io sono venditore di un’azienda produttrice di cassonetti e monoblocchi.
    Nelle varie righe e Sue considerazioni in merito, ho notato che esula dall’ evidenziare che le estremità (teste) del cassonetto, come per esempio consigliato da Casa Clima, dovrebbero essere possibilmente dello stesso prodotto del corpo cassonetto o sbaglio?
    Cosa che invece condivido e purtroppo non tutti lo fanno, è che quando si vanno a sostituire i serramenti, contestualmente andrebbero sostituiti o maggiormente isolati anche i cassonetti onde evitare un ponte termico (più vado ad isolare sotto, più pressione provoco nel cassonetto magari già malandato…).
    Ho letto che consiglia acquistare cassonetti possibilmente certificati. Mi permetta indicare che per quanto concerne i cassonetti (come intende Lei, posati sebbene a regola d’arte tramite posa certificata), non sono a conoscenza ci sia protocollo che ne permetta la certificazione e soprattutto non si capisce su quale base ci siano aziende che lo fanno; probabilmente si tratta di certificazioni “fai da te” o più probabilmente riguardanti le sole materie prime adottate nella composizione del cassonetto.

      Guido AlbertiPubblicato il7:27 am - Gen 20, 2017

      Buongiorno Paolo, come le ho già scritto, i suoi sono ottimi spunti e saranno trattati nei prossimi articoli. Non mi sembrava corretto non condividerli anche qui, in calce all’articolo, ecco perché oltre a risponderla, ho pubblicato il suo commento.

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