La condensa superficiale

DiGuido Alberti

La condensa superficiale

Provate a guardare attentamente questa foto…

 

E’  un’immagine molto ricorrente in questo periodo di caldo, che spiega in modo molto chiaro il problema della condensa superficiale.

Immaginiamo che il bicchiere rappresentI il nostro involucro edilizio, opaco o trasparente che sia, l’acqua e quel che resta dei cubetti di ghiaccio, sono invece le condizioni climatiche di una giornata d’inverno molto rigida. Infine, tutto ciò che è al di fuori del bicchiere è la nostra abitazione, un ambiente qualsiasi in cui trascorriamo parte della nostra giornata. Siccome siamo in inverno avremo all’interno del nostro ambiente un clima ottimale di comfort, 20 ° C e umidità relativa del 65 %. Se l’involucro non è ben coibentato avremo problemi di condensa superficiale…proprio come sul bicchiere.

La condensa superficiale infatti è quel fenomeno che si verifica in corrispondenza dei punti dell’involucro in cui le temperature, in funzione dell’umidità relativa dell’ambiente, sono inferiori a quelle di rugiada.  Nella tabella seguente possiamo capire come varia la temperatura di rugiada in funzione della temperatura dell’ambiente e dell’umidità relativa. L’umidità relativa altro non è che l’indice della quantità di vapore contenuta in una miscela gas-vapore. E’ un numero reale compreso tra 0 e 1 (100%).

 

Le condizioni di progetto, per la verifica dell’assenza di condense  superficiali, sono una temperatura interna di progetto pari a 20°C e un’umidità relativa pari al 65%. Questo vuol dire che qualsiasi punto dell’involucro si trovi a una temperatura inferiore ai 13,2 ° C è a rischio condensa. Per evitare fenomeni di condensa superficiale, che nel lungo periodo causeranno macchie di umidità e muffe, si può agire questo modo:

Ridurre l’umidità relativa.  Con una corretta areazione degli ambienti infatti l’umidità relativa diminuisce, con conseguente innalzamento della temperatura di rugiada. Il consiglio è quello di fare almeno un ricambio d’aria ogni due ore e arieggiare gli ambienti dopo aver fatto la doccia e dopo aver cucinato, evitando di stendere la biancheria umida all’interno della casa, soprattutto d’inverno.

Innalzare la temperatura interna. Mantenendo la stessa umidità relativa, ma aumentando la temperatura, s’innalza anche la temperatura di rugiada. Sicuramente il modo meno consigliato.

Eliminare i ponti termici. Non sempre è possibile, soprattutto in ristrutturazione, ma sul nuovo a mio avviso i progettisti dovrebbero fare uno sforzo in più, con un’adeguata progettazione che li  identifichi e corregga.

Un tempo i vecchi serramenti ricambiavano in modo del tutto automatico l’aria all’interno di un ambiente, perché c’erano i cosiddetti ‘spifferi’! Oggi, con i sistemi a perfetta tenuta questo ricambio automatico non è più possibile, motivo per cui bisogna cambiare le proprie abitudini. Venendo meno i ricambi d’aria automatici bisogna farlo manualmente o meccanicamente, areando correttamente gli ambienti o installando un impianto meccanico.

Da noi invece succede che, una volta sostituiti i vecchiserramenti “i camini non tirano più!”, provocando le ire della Sig. ra Maria, ma per fortuna che, in caso di ristrutturazione, mettiamo nero su bianco su come “usare” i nuovi serramenti…Ma quanti di noi leggono i manuali d’uso?!

Fonte Tabella 

Info sull'autore

Guido Alberti administrator

Consulente e Artigiano Certificato PassivHaus, Tecnico Esperto Finestra CasaClima, figura accreditata dall’Agenzia CasaClima per fornire consulenza a progettisti e committenti. Operatore Termografico di II Livello UNI EN ISO 9712.

    7 Commenti finora

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